Ricerche

Articolo preso da: http://salagadoula.blogspot.it/2013/04/quali-sono-le-evidenze-scientifiche_22.html

Nel 2012, Hodnett et al. hanno pubblicato una versione aggiornata della Cochrane Review sul supporto continuativo alle donne in travaglio. La Review analizza il risultato di 22 test che hanno coinvolto oltre 15.000 donne.  Questo studio randomizzato prevedeva che alcune donne ricevessero un supporto continuativo uno a uno, oppure un supporto “tradizionale”.

I risultati? In generale, si è dimostrato che le donne con un supporto continuativo vantano maggiori probabilità di avere  un parto spontaneo vaginale e sono meno inclini a ricorrere all’anestesia epidurale, o ad esprimere sentimenti negativi nei confronti del parto; sono inoltre meno esposte al rischio di avere parti con uso di ventosa o forcipe e, infine, tagli cesarei. Il loro travaglio è più breve di circa 1 ora e i loro figli hanno minor probabilità di indici apgar bassi alla nascita. Cosa significa tutto questo? Che se avete un supporto continuativo durante il travaglio, cioè qualcuno che non si allontana mai da voi, avrete un esito migliore.
I ricercatori hanno anche indagato se il tipo di supporto facesse la differenza. Volevano sapere: è importante CHI scegliete per il vostro supporto continuativo? È importante se scegliete un’ostetrica, una doula o il vostro partner per il supporto continuativo? Hanno potuto farlo in relazione a: uso di analgesico, uso di ossitocina sintetica, parto vaginale spontaneo, parto cesareo, ammissione al nido speciale e giudizio negativo sull’esperienza di parto.
Per la maggior parte, i migliori risultati si sono rilevati quando la donna ha avuto il supporto continuativo di una doula – qualcuno che non fosse parte dello staff ospedaliero né dell’entourage sociale o familiare. Quando il travaglio è stato supportato continuativamente da una doula si è rilevata:
una diminuzione del 31% nell’uso di ossitocina sintetica
il 12% in più di probabilità di parto spontaneo vaginale
una diminuzione del 28% di rischio di cesareo
una diminuzione del 9% nell’uso di analgesici
una diminuzione del 34% nell’insoddisfazione dell’esperienza di parto
una diminuzione del 14% del rischio che i piccoli avessero bisogno di “cure speciali neonatali”

Esiti migliori rispetto a tutti quelli rilevati nell’ambito degli studi che prevedevano invece un altro tipo di supporto continuativo.

Perché le doule fanno tutta questa differenza?
Ci sono 3 ragioni principali per cui crediamo che le doule facciano tutta questa differenza. La prima ragione è la teoria dell’ambiente rigido. Nella gran parte dei paesi sviluppati, da quando la nascita si è allontanata dalle case per entrare negli ospedali, le donne hanno partorito in condizioni che possiamo spesso definire rigide. In ospedale, le donne in travaglio sono frequentemente forzate a sottostare a procedure di routine (molte delle quali innecessarie, potenzialmente dannose e non supportate da evidenze scientifiche – ad esempio costrette a letto per rottura delle membrane), alta percentuale di intervento, personale estraneo, assenza di privacy, luci violente e aghi. La maggior parte di noi avrebbero difficoltà a gestire tutto questo anche nella migliore delle disposizioni d’animo, figuriamoci donne in travaglio e così profondamente vulnerabili. Queste condizioni così rigide possono rallentare il travaglio, abbassare il livello di fiducia della donna,  e aumentare il rischio di depressione post partum. È opinione che la doula “faccia da cuscinetto” a questo ambiente rigido fornendo supporto continuativo a compagnia che promuovono l’autostima della madre (Hofmeyr, Nikodem et al. 1991).
La seconda ragione per cui pensiamo che le doule facciano la differenza è per via del loro specifico modo di lavorare con le donne. Le doule sanno come incoraggiare la mobilità durante il travaglio – incoraggiando le donne a usare la gravità e aiutandole a trovare posizioni confortevoli durante il travaglio e le spinte. Le doule possono inoltre ridurre l’ansia e la paura nelle donne in travaglio. L’ansia e la paura sono pericolose durante il travaglio perché innescano la classica reazione “battersi o battersela” che può aumentare il dolore, rallentare il travaglio e portare a un battito irregolare nel bambino. Le doule possono diminuire i dannosi effetti di ansia e paura con il sostegno emotivo, le informazioni e i consigli che offrono, il sostegno della donna e delle sue scelte e le misure di conforto che conoscono. (Hodnett 2002)
La terza ragione è perché le doule sono analgesiche (Hofmeyr, 1991). Infatti, le doule possono essere usate in alternativa all’epidurale. Con le doule le donne richiedono meno epidurali (Hodnett, 2011). Se una doula fa bene il suo lavoro, supporterà la donna in travaglio in ogni sua decisione, inclusa quella di chiedere un’epidurale.
Quindi cosa succede? Perché le donne che si avvalgono della presenza di una doula sono meno inclini a chiedere un’epidurale? Be’, semplicemente perché non ne sentono il bisogno! Le donne che hanno accanto una doula sentono meno il dolore. C’è di più: evitando l’epidurale le donne evitano tutta la cascata di eventi  monitoraggio continuo, flebo, ossitocina sintetica, farmaci per compensare la pressione bassa del sangue, catetere e ventosa. Molti di questi interventi hanno effeti  avversi e possono aumentare il rischio di cesareo.

Quindi, per concludere, questa è la prospettiva da cui guardo gli effetti di una doula.
I modelli concettuali sono quel che i ricercatori usano per provare a capire come funziona un determinato fenomeno. Questo è il mio modello concettuale sul meraviglioso fenomeno delle doule e del supporto che offrono.

Bibliografia:
1.     Caton, D., M. P. Corry, et al. (2002). “The nature and management of labor pain: executive summary.” Am J Obstet Gynecol 186(5 Suppl Nature): S1-15.
2.     Declercq ER, Sakala C, Corry MP, Applebaum S. (2007). “Listening to mothers II: Report of the second national U.S. survey of women’s childbearing experiences.” The Journal of Perinatal Education 16:9-14.
3.     Hodnett, E. D. (2002). “Pain and women’s satisfaction with the experience of childbirth: a systematic review.” Am J Obstet Gynecol 186(5 Suppl Nature): S160-172.
4.     Hodnett, E. D., S. Gates, et al. (2012). “Continuous support for women during childbirth.” Cochrane database of systematic reviews: CD003766.
5.     Hofmeyr, G. J., V. C. Nikodem, et al. (1991). “Companionship to modify the clinical birth environment: effects on progress and perceptions of labour, and breastfeeding.” British journal of obstetrics and gynaecology 98(8): 756-764.

 

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