Coppetta mestruale

Sono molti i motivi per scegliere la coppetta mestruale!

Ecologica:

È riutilizzabile e questo riduce drasticamente i rifiuti che ogni donna produce.
Ogni donna usa circa 11,000 assorbenti o tamponi nel corso della sua vita, durante un ciclo si usano in media 22 tamponi o assorbenti.
Tamponi e assorbenti, compresi applicatori, imballaggi e strisce copri-adesivo – finiscono ogni mese nelle discariche o in mare.

Amica della salute:

La coppetta é in morbido silicone di grado medico e senza lattice, ipoallergenica e senza sbiancanti, BPA, ftalati, plastica, candeggine o tossine.

Non assorbe e quindi non causa secchezza e non altera il Ph naturale (il 35% di quello che assorbono i tamponi è muco vaginale).
La coppetta nestruale non è mai stata associata a Sindrome da Shock Tossico.

Ha pratiche tacchette per misurare accuratamente le perdite mestruali e riportare i dati al medico o al ginecologo.
Non contiene gel assorbenti, additivi o profumi. Al contrario di molti prodotti assorbenti, non contiene pesticidi né organismi geneticamente modificati.

I tamponi possono causare secchezza vaginale e possono rilasciare fibre in vagina. La mamicup è pensata per rispettare il tuo equilibrio naturale.

Pratica:

La coppetta tiene circa il triplo della maggior parte dei tamponi super-assorbenti e garantisce quindi una maggiore protezione nei giorni di flusso abbondante. Inoltre, poiché non è assorbente, non causa secchezza quando il flusso è leggero.
Non ha cordino ed è quindi molto discreta. Te ne serve una sola, quindi non devi portarti dietro pacchetti vari né preoccuparti di dove gettare tamponi o assorbenti usati.

Economica:

Una sola mamicup dura anni (ca 10) ma costa quanto una donna spende mediamente in tamponi o assorbenti in 5 mesi.

Se siete interessate contattatemi a questo indirizzo email: mamicup.ticino@gmail.com

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Dads and Doulas – 5 Reasons Dads Should Demand a Doula

Dads and doulas work together to help moms in labor.

When my wife told me that she wanted a doula, I was hurt. I truly thought with our first baby that I’d be able to be the end all be all for my wife. She showed me the research. She let me meet some of the doulas. I still wasn’t convinced that it would be the right choice for us. I subscribed to the “If you weren’t at the conception, you shouldn’t be at the birth rule.” My wife wound up vetoing me. Here are the reasons I’m glad that she did:

A doula can spell you.
I really thought I’d be able to stay awake for a big event like childbirth. Who didn’t pull an all nighter in college? Bathroom breaks? Ha! I mean, if I could ride my bike for hours, drinking lots of water and not needing a bathroom break, surely I could wait a few hours while my wife was in labor, right? Wrong.

Thirty hours into my wife’s first labor and I was toast. I’d been up walking with her for what seemed like days as labor began. We’d come to the hospital and there wasn’t any sleeping for me. I was physically tired and mentally shot. The doula really helped me out. With my wife’s blessing, that 30 minute nap I caught helped me to refocus and be back on my game for the big event. And we won’t even talk about how much fun my wife made of me for my small bladder. Needless to say, having the knowledge that my wife had someone else with her while I scarfed down food, went to the bathroom and grabbed a few winks kept me sane.

A doula remembers what she learned in childbirth class.
I paid attention in childbirth class. I’d hear enough horror stories to realize that there was a huge, comprehensive final exam for this course – childbirth. But when push came to shove, no pun intended, the knowledge went out of my brain. Those early hours of labor I couldn’t remember if we were supposed to eat or sleep, which positions were good or not so good. Thankfully, when the doula arrived, she saved my skin and made me look like the good guy. My wife never really realized that it wasn’t my idea that she try certain positions, but that I’d been privately coached by our doula.

A doula knows the questions to ask.
When we arrived at the hospital, everyone was bombarding us. Questions were flying from all directions. I was busy trying to help soothe my wife, who was not happy with the bumpy car ride to the hospital. Our doula stepped in and gave them all the information that they needed. Magically doors opened and we were offered a prime birthing room.

Our doula also was very helpful in getting information. A nurse or a tech would come in and ask us if we wanted something, like a procedure or a medication. I had no clue. (See above where I forgot my childbirth class information!) Our doula would very calmly ask questions of them and of us until we had enough information to make the decision that matched what we wanted. It was never pushy or mean, just questions. She even reminded us that we could take some time alone to make a decision. That turned out to be a real blessing.

A doula speaks the language of labor.
Our doula was an amazing translator. I’d ask a simple question like, “How’s the baby?” And the nurse would respond with something like, “The EFM indicates that there are no decels during periods of stimulation.” I’d give her my biggest smile and nod, like I knew what she was saying. Once she left the room, I’d ask our doula, who would carefully explain each part of what had been said. She also helped us decipher what AROM was as well as second stage.

A doula keeps you calm.
Hard. Labor was so hard. And that’s just how it felt to me. Thankfully, when the going got tough and my wife was in hard labor, it was difficult for me to keep anything in my brain. I forgot everything from childbirth class and all I could think of was “Surely this isn’t normal!” Our doula would smile at me from across my wife on the birth ball and as if she had read my mind, would mouth the words “This is normal.” Her calm smile helped me focus again on loving on my wife and keeping her calm. She showed me how and where to touch, she modeled how to behave quietly and efficiently and she made me the star in my wife’s eyes.

When I first heard about doulas, I thought of them as birth interlopers. Now I don’t know how anyone could manage to give birth without one. Our doula really helped bring me together with my wife as she gave birth. My wife remembers my constant support and never failing love or knowledge. She remembers the doula as a nice person who did some stuff in the background. We won’t give birth without a doula. (And I also loved our postpartum doula!)

http://pregnancy.about.com/od/doula1/a/dads-and-doulas.htm

Ricerche

Articolo preso da: http://salagadoula.blogspot.it/2013/04/quali-sono-le-evidenze-scientifiche_22.html

Nel 2012, Hodnett et al. hanno pubblicato una versione aggiornata della Cochrane Review sul supporto continuativo alle donne in travaglio. La Review analizza il risultato di 22 test che hanno coinvolto oltre 15.000 donne.  Questo studio randomizzato prevedeva che alcune donne ricevessero un supporto continuativo uno a uno, oppure un supporto “tradizionale”.

I risultati? In generale, si è dimostrato che le donne con un supporto continuativo vantano maggiori probabilità di avere  un parto spontaneo vaginale e sono meno inclini a ricorrere all’anestesia epidurale, o ad esprimere sentimenti negativi nei confronti del parto; sono inoltre meno esposte al rischio di avere parti con uso di ventosa o forcipe e, infine, tagli cesarei. Il loro travaglio è più breve di circa 1 ora e i loro figli hanno minor probabilità di indici apgar bassi alla nascita. Cosa significa tutto questo? Che se avete un supporto continuativo durante il travaglio, cioè qualcuno che non si allontana mai da voi, avrete un esito migliore.
I ricercatori hanno anche indagato se il tipo di supporto facesse la differenza. Volevano sapere: è importante CHI scegliete per il vostro supporto continuativo? È importante se scegliete un’ostetrica, una doula o il vostro partner per il supporto continuativo? Hanno potuto farlo in relazione a: uso di analgesico, uso di ossitocina sintetica, parto vaginale spontaneo, parto cesareo, ammissione al nido speciale e giudizio negativo sull’esperienza di parto.
Per la maggior parte, i migliori risultati si sono rilevati quando la donna ha avuto il supporto continuativo di una doula – qualcuno che non fosse parte dello staff ospedaliero né dell’entourage sociale o familiare. Quando il travaglio è stato supportato continuativamente da una doula si è rilevata:
una diminuzione del 31% nell’uso di ossitocina sintetica
il 12% in più di probabilità di parto spontaneo vaginale
una diminuzione del 28% di rischio di cesareo
una diminuzione del 9% nell’uso di analgesici
una diminuzione del 34% nell’insoddisfazione dell’esperienza di parto
una diminuzione del 14% del rischio che i piccoli avessero bisogno di “cure speciali neonatali”

Esiti migliori rispetto a tutti quelli rilevati nell’ambito degli studi che prevedevano invece un altro tipo di supporto continuativo.

Perché le doule fanno tutta questa differenza?
Ci sono 3 ragioni principali per cui crediamo che le doule facciano tutta questa differenza. La prima ragione è la teoria dell’ambiente rigido. Nella gran parte dei paesi sviluppati, da quando la nascita si è allontanata dalle case per entrare negli ospedali, le donne hanno partorito in condizioni che possiamo spesso definire rigide. In ospedale, le donne in travaglio sono frequentemente forzate a sottostare a procedure di routine (molte delle quali innecessarie, potenzialmente dannose e non supportate da evidenze scientifiche – ad esempio costrette a letto per rottura delle membrane), alta percentuale di intervento, personale estraneo, assenza di privacy, luci violente e aghi. La maggior parte di noi avrebbero difficoltà a gestire tutto questo anche nella migliore delle disposizioni d’animo, figuriamoci donne in travaglio e così profondamente vulnerabili. Queste condizioni così rigide possono rallentare il travaglio, abbassare il livello di fiducia della donna,  e aumentare il rischio di depressione post partum. È opinione che la doula “faccia da cuscinetto” a questo ambiente rigido fornendo supporto continuativo a compagnia che promuovono l’autostima della madre (Hofmeyr, Nikodem et al. 1991).
La seconda ragione per cui pensiamo che le doule facciano la differenza è per via del loro specifico modo di lavorare con le donne. Le doule sanno come incoraggiare la mobilità durante il travaglio – incoraggiando le donne a usare la gravità e aiutandole a trovare posizioni confortevoli durante il travaglio e le spinte. Le doule possono inoltre ridurre l’ansia e la paura nelle donne in travaglio. L’ansia e la paura sono pericolose durante il travaglio perché innescano la classica reazione “battersi o battersela” che può aumentare il dolore, rallentare il travaglio e portare a un battito irregolare nel bambino. Le doule possono diminuire i dannosi effetti di ansia e paura con il sostegno emotivo, le informazioni e i consigli che offrono, il sostegno della donna e delle sue scelte e le misure di conforto che conoscono. (Hodnett 2002)
La terza ragione è perché le doule sono analgesiche (Hofmeyr, 1991). Infatti, le doule possono essere usate in alternativa all’epidurale. Con le doule le donne richiedono meno epidurali (Hodnett, 2011). Se una doula fa bene il suo lavoro, supporterà la donna in travaglio in ogni sua decisione, inclusa quella di chiedere un’epidurale.
Quindi cosa succede? Perché le donne che si avvalgono della presenza di una doula sono meno inclini a chiedere un’epidurale? Be’, semplicemente perché non ne sentono il bisogno! Le donne che hanno accanto una doula sentono meno il dolore. C’è di più: evitando l’epidurale le donne evitano tutta la cascata di eventi  monitoraggio continuo, flebo, ossitocina sintetica, farmaci per compensare la pressione bassa del sangue, catetere e ventosa. Molti di questi interventi hanno effeti  avversi e possono aumentare il rischio di cesareo.

Quindi, per concludere, questa è la prospettiva da cui guardo gli effetti di una doula.
I modelli concettuali sono quel che i ricercatori usano per provare a capire come funziona un determinato fenomeno. Questo è il mio modello concettuale sul meraviglioso fenomeno delle doule e del supporto che offrono.

Bibliografia:
1.     Caton, D., M. P. Corry, et al. (2002). “The nature and management of labor pain: executive summary.” Am J Obstet Gynecol 186(5 Suppl Nature): S1-15.
2.     Declercq ER, Sakala C, Corry MP, Applebaum S. (2007). “Listening to mothers II: Report of the second national U.S. survey of women’s childbearing experiences.” The Journal of Perinatal Education 16:9-14.
3.     Hodnett, E. D. (2002). “Pain and women’s satisfaction with the experience of childbirth: a systematic review.” Am J Obstet Gynecol 186(5 Suppl Nature): S160-172.
4.     Hodnett, E. D., S. Gates, et al. (2012). “Continuous support for women during childbirth.” Cochrane database of systematic reviews: CD003766.
5.     Hofmeyr, G. J., V. C. Nikodem, et al. (1991). “Companionship to modify the clinical birth environment: effects on progress and perceptions of labour, and breastfeeding.” British journal of obstetrics and gynaecology 98(8): 756-764.

 

La doula sostiene la futura mamma durante la gravidanza

“il caffé” 03.03.2013

ED IO MI PORTO UNA TUTOR IN SALA PARTO
Carolina Cenni

“Se vogliamo raggiungere una vera pace in questo mondo, dovremo incominciare da bambini”, sosteneva il Mahatma Gandhi. “Meglio ancora se già nella pancia della mamma”, aggiunge Sabine Lanfranchi. E lei ne sa qualcosa, visto che si occupa proprio di sostenere le future mamme nel loro percorso di gravidanza. Lanfranchi è una doula, una figura che, spiega, “garantisce un accompagnamento emotivo alla nascita, non ha alcuna funzione medica. Il nostro compito è non ridurre la donna alla pancia e al suo bebè, ma interessarsi di lei e delle sue ansie”.

Una sorta di tutor in sala parto, insomma. La parola “doula” (si pronuncia dula) viene dal greco, e significa una donna al servizio di un’altra donna. Quindi, elabora un progetto di nascita, provando a capire cosa è importante per la futura mamma, come s’immagina il parto e cosa non vorrebbe accadesse. Non solo. Accompagna la coppia prima, dopo e durante. “Il mio compito è soprattutto quello di rafforzare la madre, affinché abbia piena fiducia in se stessa, nel suo corpo e nelle sua capacità – prosegue Lanfranchi -. Voglio che le mie clienti abbiano il ricordo di un’esperienza positiva, perché questo influisce sulla vita futura del bimbo”.

E che la nascita sia un passaggio fondamentale, un tassello su cui si fonda la futura personalità del bebè, è l’opinione anche all’Associazione Nascere Bene Ticino. “Il nostro obiettivo è quello di offrire un servizio aggiuntivo per tutte quelle mamme e i papà che sono alle prime armi e che non sanno come muoversi – spiega la presidente, Delta Geiler Caroli -. Per una donna è incinta è importantissimo avere accanto una figura femminile rassicurante. Per questo promuoviamo l’accompagnamento di levatrici e doule”.

Nel 2011 in Svizzera sono nati 80’808 (1380 gemellari), 80’290 nel 2010 (1456 gemellari). Per ora, in Ticino sono cinque le doule in attività, fanno parte del”Cerchio delle doule della Svizzera italiana”. Il primo incontro con una di loro costa 80 franchi. Se si procede nella collaborazione, questo importo viene dedotto dagli 800 franchi finali, il prezzo totale per l’intero percorso di accompagnamento. “Il contatto diventa molto inteso soprattutto nell’ultimo mese prima del parto – sottolinea Lanfranchi -. Ecco perché la doula è di picchetto almeno quindici giorni prima del termine e la cliente può chiamarla quando vuole. Inoltre, la seguirà anche in sala parto”. Ed è proprio quel tipo di accompagnamento sul quale punta anche l’Associazione Nascere Bene Ticino: “Tra i nostri obiettivi c’è pure quello di promuovere il parto a domicilio, fare in modo che venga costituito il sistema della levatrice accreditata e promuovere la creazione di una casa del parto, a metà strada tra un parto a domicilio e uno in ospedale – dice ancora Geiler Caroli -. Oltre a conferenze e seminari come quello previsto per giugno all’ospedale di Bellinzona con l’esperto mondiale Michel Odent”.c.c.

http://www.caffe.ch/stories/societa/42333_ed_io_mi_porto_una_tutor_in_sala_parto/